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Le opere che Giulia La Manna dedica alla sua creatività ruotano intorno alle forme, agli intenti giovani del dialogo visivo all'interno della rappresentazione dello scandire aritmico e liquido del suo Habitus narrativo. Il suo lavoro è di conseguenza ancora l'analisi di un diverso esercizio del potere dei colori, nella gradazione quanto mai sfumata secondo cui i personaggi, nelle loro funzioni, posizioni, situazioni, atteggiano il rapporto cromatico con gli altri e anche con se stessi, quando, appunto, con sé monologano. E' questo il caso delle sue trasparenze, richiamate in gioco da forme femminee ineluttabilmente immerse in spessori amniotici riluttanti al matericismo e indiscutibilmente disobbedienti. Uno studio che si soffermi analiticamente a considerare ogni presenza, ogni aspetto della rappresentazione di queste forme, che si soffermi quindi sui silenzi eterogenei che i personaggi si scambiano e scambiano con il fruitore, deve necessariamente confrontarsi con il progetto che sembra dirigerle, con il filo che sembra tesserle, così come amiamo supporre l'arte faccia con noi. Il lavoro di Giulia è un libro che non contiene parole scritte ma pronunciate, in cui il narratore descrive come circolino le voci e i messaggi e come vengano raccontati gli eventi, per tentare di portare in superficie questa sua personale teoria dell'ombra e della luce, troppo promettente per non essere, a sua volta, raccontata.
Silvano Manco Bussana Vecchia 22/07/2007
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