ETICA  E  BIOETICA

( La morale come rimedio al disordine sociale )

 

 

"Non fare agli altri quello che non vuoi che gli altri facciano a te".

E’ una frase che avremo sentito mille volte, ma ormai è diventato tutto talmente scontato che riflettere su queste frasi "banali" ci costa fatica. L’edonismo ormai ha preso il sopravvento anche sulle regole etiche di base e non solo sui giovani, questo lo dico perché anch’io ho vissuto in quell’età in cui entrare a far parte in un gruppo di amici, per integrarsi era necessario tendere a non seguire alcune regole morali per non emarginarsi.

 

Ma cos’è la morale?  Esiste?  O possiamo fare quello che vogliamo?

Dostoevskij diceva : "Se non esiste Dio, tutto è permesso" “. E’ vero questo?

Io posso rubare? Posso uccidere liberamente? Posso stuprare una donna? Posso incitare le persone a fare del male deliberatamente? Cos’è il bene? Cos’è il male?

 

Nel mondo siamo veramente in tanti, tante sono le religioni e le ideologie, ognuno con la propria morale. Ma quante morali ci sono? Allora veramente ognuno di noi può avere la propria morale? Ognuno di noi può fare quello che vuole? Non esiste una regola per tutti?

 

Siamo liberi nel pensiero, quindi è anche giusto che ognuno di noi agisca come gli pare!

E’ giusto seguire il proprio istinto aggressivo o edonistico per poter trarre dalla vita il massimo piacere! E’ giusto pensare solo a noi stessi! E’ giusto quindi imporsi nella società per avere il massimo benessere! Cos’e l’altruismo? E perché dovremmo osservarlo?

 

Uno dei primi filosofi a porsi queste difficili domande è stato Socrate : "come devo vivere?" “Il bene è agire secondo ragione: questa è la virtù. Le passioni e il piacere non collimano sempre con la razionalità: non sono in sé negativi, ma devono essere dentro l’armonia e la misura dettate dalla ragione. Per attuare il bene è necessario e sufficiente conoscerlo ( intellettualismo socratico ): è impossibile fare il male sapendolo tale. Una divinità esiste, e va riconosciuta, ma il motivo per cui bisogna fare il bene è tutto nella nostra stessa umanità ( non sperando in premi o temendo castighi ultraterreni, ma per fedeltà a noi stessi ).”

 

 

Scopo di questo capitolo:

 

Quello che ci prefiggiamo in questo capitolo è di esaminare in forma universale se l’etica e la bioetica, come discipline della filosofia morale, ci possono aiutare a guarire questo mondo che è fatto soprattutto di ingiustizie.

Oggi, come dicevamo prima, una grande maggioranza di persone tende ad avere dalla vita il massimo piacere. La ricerca di nuove sensazioni, attraverso il sesso, la droga, il gioco, il danaro, allontanano l’uomo da quello che dovrebbe essere un comportamento morale volto all’altruismo, cioè a quella forma di comportamento che ci permetterebbe di convivere con più armonia verso gli altri popoli che soffrono perché non hanno neanche la possibilità di sopravvivere. Vi chiederete a questo punto! Ma tu chi sei?  Un monaco buddista, tutto dedito alla meditazione? No sicuramente! Anch’io ho attraversato questi momenti senza riflessioni verso una società che sta morendo per mancanza di amore, di altruismo, di tolleranza.

 

Attraverso l’indagine emerge la necessità di ripensamenti radicali per una costruzione di una Democrazia basata sui valori umani, emerge la necessità di conoscere ed analizzare perché c’è questo crollo di valori, quindi emerge una forte e decisa denuncia a questo stato di cose.

Il nostro intento, come abbiamo visto nei capitoli precedenti, è quello di esaminare ed analizzare una società dove è possibile un risanamento ideologico a prescindere dalle tante religioni ed etiche diverse, e dai falsi preconcetti ereditati da una vecchia cultura.

 

Ci prefiggiamo quindi, di esaminare quali possibili rimedi ci potranno essere attraverso l’Etica e la Bioetica con l’aiuto di validi autori come: Hans Kung, uno dei più noti teologi controcorrente del nostro secolo. Giovanni Berlinguer, che ha fatto parte della commissione di bioetica in Italia. Uberto Scarpelli, che è stato uno dei massimi esponenti della filosofia analitica, ed uno dei pionieri della bioetica in Italia. Eugenio Lecaldano, ordinario di storia della filosofia morale presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università “La Sapienza di Roma". Roberto Mordacci, Professore di filosofia morale presso la facoltà di filosofia dell’Università  "San Raffaele di Milano". Renato Dulbecco, Premio Nobel per la medicina per i suoi studi sulle cellule tumorali. Giovanni Sartori, professore all’Università di Firenze e alla Columbia University di New York, è tra i maggiori protagonisti del dibattito culturale italiano. Daniel Robinson, professore di psicologia alla Geogetown University. Roberto Gallinaro, titolare di Filosofia Morale nella Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale. Karl Popper, uno dei maggiori filosofi ed epistemologi del nostro tempo. Inoltre mi sono stati di grande aiuto, i siti: Ministero della sanità; Consulta di Bioetica; e tanti articoli importanti tratti da riviste specializzate come: Le Scienze, Nature, Scienze e vita, Newton.

 

La documentazione esposta mi è stata solo di grande aiuto, per poter completare questo capitolo, dunque non voglio coinvolgere nessuno degli autori citati, in quanto tutto quello che c’è scritto non fa parte necessariamente del loro personale pensiero esposto nei loro libri, lo sviluppo di questa ricerca si basa su una visione puramente personale delle varie discipline. Analizzando le varie correnti di pensiero, mi è stato possibile ricostruire le mie impressioni, puramente soggettive, su argomentazioni assai complesse come queste dell’etica e della bioetica.

 

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COS’E’ L’ETICA

 

L’etica è ormai diventata una scienza, ed esattamente la scienza del comportamento morale dell’uomo. E come ogni altra scienza anche l’etica ha le sue leggi, le sue norme, possiamo innanzitutto individuare una norma interna e una norma esterna. La norma interna fa riferimento alla coscienza, alla libertà; quella esterna fa riferimento alle leggi, che possono essere di ordine naturale, civile o religioso.

 

Norma interna

L’essere umano viene definito un essere etico, perché a differenza delle cose o degli animali l’uomo è caratterizzato dalla libertà, che dinanzi alle scelte morali si definisce in libertà etica. Qui entra decisamente in gioco la sfera della coscienza. Non è un caso che il termine coscienza racchiuda due significati. 1) La coscienza di sé.  2) La facoltà di avvertire la dimensione etica delle scelte. Infatti, è proprio dal momento in cui io mi percepisco, e mi percepisco libero, che deriva un senso di responsabilità etica dinanzi alle scelte  "E’ bene fare questo? Farà male fare quest’altro?". Sono interrogativi che le cose o gli animali non si pongono.

 

La materia, dagli atomi ai sassi, non ha infatti coscienza di sé, e le uniche leggi cui deve ubbidire sono le leggi fisiche. Non c’è possibilità di scegliere qualcosa di diverso, non c’è interrogativo etico. Lo stesso accade per tutti gli esseri viventi che osserviamo, vegetali o animali che siano; il chicco di grano non può scegliere se diventare spiga o meno, cosi come l’ape non può evitare di passare la sua vita volando continuamente dall’alveare ai fiori; il loro comportamento è già determinato da precise leggi biologiche e genetiche.

 

Vi è un determinismo che esclude ogni possibilità di libertà; inoltre l’assenza di un io preclude ogni scelta direzionale della coscienza, e dunque ogni etica.

 

Con l’uomo assistiamo invece, ( come abbiamo visto nel capitolo sul “determinismo scientifico" ) alla comparsa di un fattore nuovo che è la libertà.

 

Certo non si tratta di una libertà assoluta; anche l’essere umano è composto da atomi ed anch’esso è immerso nella biologia, perciò subisce senza dubbio dei condizionamenti naturali da cui non può prescindere neanche con la forza di volontà. Inoltre deve fare i conti anche con diversi condizionamenti culturali, ma tutti questi condizionamenti non sono tali da inibire la sua libertà etica dinanzi alle singole decisioni, anzi a volte la sottolineano maggiormente. E nessuna persona può sottrarsi a questa libertà, a questa capacità di orientare le singole scelte con la propria volontà. Come usare la mia libertà? Quali sono le cose che mi fanno del bene o del male?"

 

E’ impossibile per gli uomini eludere questi interrogativi: qualcuno potrà servirsi di una riflessione etica più approfondita, qualcun altro potrà adagiarsi su una riflessione più superficiale, ma nessuno potrà sottrarsi alla libertà ed alla responsabilità etica che ne deriva.

 

L’uomo viene pertanto definito un essere etico, e fa parte della sua natura interrogarsi su come adoperare la propria libertà, l’uso della libertà è l’oggetto principale d’interesse dell’etica.

 

Spesso le singole esperienze vengono affrontate senza una preliminare riflessione, ma se queste fossero precedute da una conveniente analisi etica, molti danni verrebbero evitati.

 

La scelta delle esperienze risulta col tempo fondamentale per la crescita e la maturazione  di ogni essere umano, e soltanto l’etica può aiutare in questo.

 

 

Norma esterna

Quali aiuti esistono per l’uomo affinché possa essere meglio orientato nelle sue scelte?

Come è possibile accrescere la nostra conoscenza in campo etico?

Tramite la ragione e l’osservazione delle leggi che costituiscono il fondamento dell’etica.

 

Il primo livello di conoscenza ci proviene dalle leggi naturali. La natura ci fornisce una serie  di leggi osservando le quali otteniamo quel bene che desideriamo e teniamo lontano quel male che non desideriamo.

Se per esempio le leggi fisiche mi dicono che esiste la gravità o che l’uomo non sa volare, la ragione coglie immediatamente che non mi deriva dal bene se io mi abbandonassi alla tentazione di tuffarmi nel vuoto solo perché sotto di me vedo un bel panorama.

 

Oppure, se le leggi della natura mi dicono che il mio fegato non regge un litro di grappa al giorno o che le mie cellule cerebrali non sono invulnerabili all’azione corrosiva dell’extasy, mi occorre poco per individuare il mio bene e per capire come orientare le mie scelte.

La conoscenza delle leggi naturali non limita la mia libertà , ma anzi la garantisce.

 

A un secondo livello di conoscenza l’uomo scopre un altro ordine di leggi: quelle civili.

Mentre le leggi naturali sono scritte nel grande libro della natura, le leggi civili sono contenute in libri scritte dall’uomo: dal codice civile al codice penale, da quello del lavoro a quello stradale, ecc.

Queste leggi nascono in base a patti sociali per regolare al meglio la convivenza fra le persone. Anche in questo caso le leggi non hanno lo scopo di limitare la mia libertà, ma di garantirla.

 

Infine, molte persone individuano un terzo ordine di leggi, che vengono chiamate leggi religiose, sono leggi basate sui dogmi delle varie religioni.

 

In ogni modo non è corretto affermare che senza una fede religiosa non sia possibile un’Etica.

 

 

Una nuova Etica e’ possibile?

A questo riguardo, su queste tre ultime ramificazioni dell’etica: diritto civile, politico e religioso è d’obbligo tracciare una breve critica, anche perché in questi anni di ricerca ho riscontrato che la politica ha letteralmente travisato il vero significato di etica.

Oggi nella politica regna la competizione ideologica. Le lotte per il potere e forti interessi economici che hanno oscurato il vero significato di morale, è come se eseguissero alla lettera la teoria di Darwin: "il più forte sopravvive".

 

Nel mondo, come si diceva prima, ci sono varie correnti di pensiero etico, alcune cose che nell’Occidente vengono considerate giuste, nei popoli orientali sono ingiuste, questo perché quasi tutti i popoli orientali hanno un’etica che ruota attorno alla teocrazia.

L’analisi che si è sviluppata in questi anni per quanto riguarda la morale mondiale andrebbe osservata da un’ottica più razionale, questo per debellare l’integralismo e il fondamentalismo che stanno producendo in maniera esponenziale guerre, uccisioni, morti, distruzione e una grande disperazione per i poveri popoli innocenti che si trovano coinvolti in questi conflitti senza fine.

Un esempio estremo di quello che succede nella mentalità etica basata sulla teocrazia ci viene dato dai "KAMIKAZE", sono degli uomini che non temono nulla, annientano la loro vita per una causa che per loro è determinante, e purtroppo il più delle volte il motivo della loro morte e legato al fondamentalismo religioso.

 

Quindi se vogliamo una vera etica mondiale, obbiettiva e razionale, dobbiamo ricercarla e plasmarla senza l’influsso delle religioni, che con i loro dogmi precludono questa unica possibilità, anche perché i dogmi religiosi nell’età postmoderna non hanno sbocchi, si rifugiano in quelle regole eterne senza tenere conto dell’evoluzione scientifica che cambia continuamente la cultura dell’uomo e ci induce a trovare sempre nuove soluzioni morali per una convivenza civile.

 

Esempi ce ne sono a decine: come si deve comportare l’uomo di fronte al continuo aumento della popolazione? All’aborto? All’eutanasia? Omosessualità? Mercato degli organi? Clonazione? Divorzio? Ecc.

 

Dio tiene conto di tutte le carestie, terribili cataclismi e guerre che seminano giorno per giorno migliaia di morti? Con questo non voglio assolutamente negare l’esistenza di una Entità divina, tutt’altro, ma noi come uomini coscienti e razionali siamo moralmente tenuti a trovare e ricercare delle soluzioni per il benessere dell’umanità, visto che fino adesso sono stati in pochi a preoccuparsi nel risolvere questi fenomeni atroci.

 

Il pensiero di Voltaire:

Voltaire vede un Dio disinteressato ai destini del mondo, Dio si limita solamente a garantire il funzionamento del mondo fisico, la morale non è quindi derivazione divina ma ambito esclusivamente umano.

 

La posta in gioco è grossa. Il cambiamento scientifico, tecnologico e culturale genera problemi etici nuovi, di fronte ai quali l’etica cattolica, basata su antichi testi prodotti, in circostanze storiche radicalmente diverse, su dottrine cresciute e consolidate in tempi lunghissimi e soprattutto sull’autorità sacerdotale, appare gravemente inadeguata.

Tocca quindi ad un’etica nuova, un’etica che in questi anni ho cercato, e dopo tante letture ho intravisto una possibile risoluzione nell’Etica Laica che può favorire in generale il rinnovamento e l’adattamento delle risposte morali e giuridiche a circostanze nuove, per esempio nella fase attuale difendere contro il valore della vita ad ogni costo il valore della dignità della vita. Battersi per la contraccezione quale rimedio preventivo dell’aborto e la sovrappopolazione, sostenere l’eguaglianza fra i sessi, fondare le istituzioni familiari sull’amore piuttosto che sulle regole giuridiche, restituire il senso dello Stato Laico come comunità democratica non soggetta a nessun potere direttivo esterno, tendere alle grandi unità politiche europee e mondiali nella convinzione che l’umanità condivisa è molto più importante di ogni diversità di concetto di Dio, tutelare su ogni terreno la libertà dell’individuo e la sua facoltà di scelta del proprio personale destino.

 

La vera laicità è dunque l’esito di una grande tradizione volta alla tolleranza, al rispetto delle religioni mondiali, alla libertà di coscienza, alla fede genuina radicata non nel potere, ma nella coscienza. La Laicità non fa parte di modelli filosofici, ma appartiene ad un abito mentale, è la capacità di distinguere ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che invece è oggetto di Fede. Seguire un’Etica Laica, quindi non implica affatto né l’agnosticismo né l’ateismo, ma solamente l’esclusione di premesse metafisiche o religiose che pretendano di valere per tutti, chi è laico in questo senso può benissimo essere religioso e avere fede in un Dio rivelato, purché ammetta che tale Fede è al di là della razionalità umana.

 

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L’Etica laica

L’Etica Laica è lo studio razionale e scientifico della vita morale dell’uomo, cioè lo studio del suo agire libero. In quanto studio razionale e scientifico va condotto con metodologia argomentativa, che cioè argomenta e giustifica la validità e verità delle proprie affermazioni. L’etica, quindi, più che una conoscenza spontanea e immediata è una conoscenza scientifica condotta con rigore di pensiero, libera ed equilibrata rispetto ai pregiudizi ideologici.

 

Rigore di pensiero significa che è animata esclusivamente dalla ricerca della verità, ( verità morale ).

 

Libera ed equilibrata rispetto ai pregiudizi ideologici significa che non ha alcun obbiettivo di giustificare o dare solide basi a correnti ideologiche, cioè a quelle correnti della società che strutturano il proprio agire per cambiare la politica.

 

L’Etica ricerca una moralità imparziale, cioè giusta, equilibrata al di là dell’interesse delle singole opinioni personali o di gruppo.


Per molto tempo nella storia del pensiero dell’uomo, la morale è stata vista come un campo unitario dove la teologia aveva un ruolo fondamentale.

Etica e teologia erano in sintonia, sia perché l’Etica veniva vista come cammino di perfezione, che giungeva a compimento della perfezione religiosa, sia perché si pensava inconcepibile un’Etica senza riferimento a Dio, sia perché non si concepiva un’Etica Laica, dal momento che l’Etica faceva riferimento a una sola verità morale, quella di Dio.

Questa visione di sintonia tra Etica e teologia non era del tutto insensata e conserva una certa validità, infatti, è sicuramente valida per quanti credono.

 

Però ciò non significa che non esista un’Etica Laica, umana, che non faccia riferimento necessario e obbligato alla teologia morale. L’Etica umana esiste ed è fondamentalmente Laica, cioè non obbligata al riferimento religioso. Un uomo deve riconoscere i propri principi morali del bene e del male secondo la propria coscienza, quindi in maniera razionale.

 

Quello che oggi sta succedendo nel mondo con l’evoluzione della scienza e il radicale sconvolgimento culturale impone di ricercare un’Etica valida per tutti, un’Etica che non sia influenzata da dogmi o ideologie estremiste, ma un’Etica che tiene conto della parità dei diritti dell’uomo, rispettandoli e non violandoli, un’Etica dove non ci devono più essere discriminazioni razziali, insomma, l’uomo deve essere considerato cittadino del mondo, che sia orientale, occidentale, nero, bianco, asiatico, africano.

Tutti gli uomini hanno una dignità che va rispettata. Infine un’Etica dove prevale la tolleranza, quindi il rispetto reciproco alle proprie tradizioni culturali.

Ecco perché c’è bisogno urgente di trovare delle soluzioni comuni attraverso un’Etica mondiale, che risponda a queste prerogative, questa etica è fondamentalmente laica.

 

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Libertà, diritti e doveri

 

Potremmo cominciare coraggiosamente dalla nozione di diritti, quelle cose intangibili che hanno subito una pericolosa svalutazione in questi ultimi decenni caratterizzati da una crescente inflazione.

Che cosa significa dire che abbiamo un diritto?

Come tutti i termini morali, anche questo è suscettibile di varie interpretazioni. Nelle sue faccende quotidiane l’abitante del mondo libero è propenso a considerare un diritto come a qualcosa che è garantito dalle leggi, come una libertà di agire che tutti abbiamo il dovere di rispettare.

Obbligato ad esprimere il suo concetto di diritto in una sola frase, il cittadino direbbe che un diritto è una libertà di azione legalmente garantita che ognuno è tenuto a rispettare.

Tuttavia, quando tentiamo di trattare termini morali e legali come sinonimi, sorge un problema. Non diremmo, ad esempio, che la Gestapo aveva il diritto di sterminare gli Ebrei perché le leggi naziste lo permettevano. In realtà, la storia e la vita quotidiana offrono numerosi esempi di garanzie puramente legali che appaiono molto lontane dal concetto di diritto propriamente detto. Riconosciamo, quindi che è tutto possibile che una legge o un dato insieme di leggi permettano ciò che, ad un esame approfondito, quasi tutti considererebbero sbagliato. E’ proprio questa possibilità di conflitto tra legge e morale che ci prepara a giudicare ingiuste, immorali, sbagliate, certe leggi.

Diremmo, ad esempio, che una legge che permetta la tortura degli animali non rende giusta tale pratica, proprio come una legge che tollerasse furti, omicidi, frodi e schiavismo non trasformerebbe tali attività in azioni corrette.

 

Allo stesso modo giungiamo a riconoscere la differenza tra doveri legali e doveri morali.

Possiamo dire che la legge nazista imponeva i cittadini tedeschi nel 1940 l’obbligo legale di riferire dove abitavano gli Ebrei, ma difficilmente sosterremmo che quei cittadini avevano l’obbligo morale di collaborare con le autorità. Ciò che è importante a proposito di questa differenza non è tanto il fatto che quasi tutti la percepiscono, ma il fatto che la stessa logica della morale la richiede, e vedremo per quali motivi quando esamineremo il concetto di legge.

Nell’idea di legge è implicito il concetto ( e il fatto ) dell’autonomia umana, giacché non avrebbe senso legiferare su azioni che le persone non possono controllare. Quando le azioni sono inevitabili non è necessaria alcuna legge, quando le azioni sono impossibili qualsiasi legge è superflua.

Quindi, per sua natura, la legge si applica al campo delle azioni umane nel quale è possibile la scelta e nel quale essa produce conseguenze premeditate. Proprio per questa ragione le persone sono considerate responsabili, e quindi punibili. La punizione legale implica logicamente responsabilità e quindi colpa. Per questo, se una legge stabilisse di punire coloro che hanno conformato le loro azioni alle leggi della fisica o che non si sono macchiati di nessuna colpa, si porrebbe come una specie di contraddizione logica . Imputare ad un uomo la colpa di essere un Ebreo, ad esempio, significa incolparlo di qualcosa sulla quale egli non poteva esercitare né controllo né scelta alcuna.

Punirlo per lo stesso motivo è ugualmente incoerente da un punto di vista logico, indicibilmente barbaro secondo la morale.

 

La medesima situazione si presenta nel caso della schiavitù.

Una legge che permette che persone siano rese schiave – che ci "ci obbliga"  a "rispettare"  i  "diritti" dello schiavista -  si appella a noi come a esseri autonomi con il fine di negare l’autonomia umana. Inoltre tale legge riserva punizioni e attribuisce colpe ad una classe di individui che vengono raggruppati in base a caratteristiche che essi non  hanno scelto e non avrebbero potuto controllare, come ad esempio, caratteristiche di identità razziale. Nel presente contesto non è necessario né opportuno difendere qualche particolare massima morale.

 

E’ sufficiente mostrare il completo fallimento di quell’espressione della saggezza contemporanea, ora troppo comune, secondo cui la morale è interamente relativa ai sentimenti personali e non si fonda su alcuna base più solida. Il regno della morale è occupato necessariamente da esseri razionali, che forniscono giustificazioni per i loro giudizi e pretendono che gli altri si comportino allo stesso modo. E’ un regno essenzialmente proposizionale, regolato dai modi universali dell’analisi logica. I suoi contenuti si limitano ad un ristretto numero di premesse maggiori che devono essere accettate come le condizioni stesse del vivere civile. Le premesse, una volta accolte, conducono conclusioni inevitabili, che sono rese necessarie dalla logica stessa e che sono impermeabili ai capricci del sentimento dell’opinione e del gusto. Se la morale non possedesse queste caratteristiche, sarebbe incoerente per gli stessi relativisti difendere quel genere di presunti  "diritti" stabiliti dal relativismo. Dal semplice fatto che la società è pluralista non discende alcuna conseguenza morale: esso non imporrebbe ad un governo di  "rispettare" il pluralismo o di tollerare la libera espressione. Potrebbe non essere ingiusto perseguitare i dissenzienti o imprigionare coloro che avversano la maggioranza. Potrebbe non essere disonesto sfruttare il debole e l’ignorante, né perverso praticare il genocidio o l’infanticidio. I concetti di ingiustizia, perversità e disonestà – come l’obbligo di rispettare o di avere riguardo o di permettere – possono essere compresi soltanto da esseri morali all’interno di un contesto morale. Nell’universo privo di coscienza della sola natura , nell’universo senza esseri razionali, non vi è né giustizia, né pietà, né libertà, né onestà. Vi sono soltanto fatti, e nessun fatto – in quanto tale – ricerca o richiede giustificazione.

 

Coloro che difendono il relativismo morale di solito asseriscono che le persone hanno il "diritto" di fare qualsiasi tipo di cosa, ma affermano che gli altri hanno il dovere di rispettare tale diritto.

Come si possa avanzare un tale argomento e mantenersi seri, è un problema per esperti dell’intelligenza e della personalità umana. Ma non è necessario che anche noi conserviamo la serietà di fronte a un simile spettacolo.

L’avere il dovere di rispettare dei diritti implica almeno che vi siano diritti e doveri.

Poiché tali entità non sono caratteristiche della pura materia, non possono essere comprese utilizzando le leggi della fisica. Esse nascono come abbiamo mostrato, dalle “ leggi della logica “ e da esseri che forniscono e che richiedono giustificazioni per azioni di un certo tipo. Si formano, quindi, in un discorso razionale, e non come risultato di una specie di indigestione.

Ad esempio, non si può stabilire se la schiavitù è giusta o sbagliata chiedendosi che cosa la gente  “sente “ a questo proposito. Se è moralmente sbagliata, lo era prima del XIII emendamento come lo è stata dopo; era sbagliata in Louisiana come a Madrid, nel 1350 come ne 1850 e come lo sarà ancora nel 2050; è sbagliata per le tribù che la permettono e per quelli che la vietano, per gli Indù come per i Cristiani. Molte persone, naturalmente, non hanno considerata sbagliata la schiavitù, proprio come molti hanno avuto idee inesatte su ogni sorta di questioni. Ma una volta compreso che la schiavitù può derivare soltanto dall’ipotesi secondo cui gli esseri umani sono proprietà – ossia sono oggetti che possono essere usati per il piacere e il vantaggio di altri – ne consegue necessariamente che nessuna libertà, di qualsiasi genere, può essere difesa soltanto con la mera forza fisica.

La schiavitù e il discorso che la giustifica, comporta la negazione di quei principi che permettono lo status di giusto possesso. Come giustamente ha affermato Hadley Arkes, se la schiavitù non è sbagliata, niente può esserlo. Inoltre, per ribadire il concetto, non giungiamo a comprendere questo discorso controllando il nostro polso o i battiti del cuore o il funzionamento dell’intestino.

Questo è il dono della ragione, le cui regole pervadono ogni cultura, ogni tribù, ogni raggruppamento di esseri razionali, vale a dire, di persone umane.

 

Ciò che abbiamo detto stabilisce la razionalità dei principi morali e il fatto che la morale è accessibile soltanto a esseri razionali. Questo non significa che tutti gli esseri razionali sono necessariamente morali, ma che tutti gli esseri morali sono necessariamente razionali.

 

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Etica e mass media

Il fenomeno più immediato di quello che oggi ci propongono i mass media, come realtà oggettive, lo possiamo vedere nelle librerie, attraverso la televisione e leggendo alcuni giornali. Ma cosa sono le realtà oggettive? Non di certo le centinaia di pagine di pubblicità che ci vengono propinate in un settimanale o in un quotidiano, che su un certo numero di pagine il 40%  è dedicata esclusivamente alla deleteria pubblicità di prodotti che le industrie tentano in tutti i modi di invogliarti a comprare, e dove dietro questa mostruosa macchina ci sono dei grossi interessi economici da aver paura. Non di certo “ grande fratello “ o programmi televisivi dello stesso tipo, che incollano milioni di telespettatori davanti agli schermi per “ insegnare a vivere “, ma secondo quale modello culturale?

 

Non di certo le centinaia di libri che ci sono nelle librerie e che propongono argomentazioni che allontanano l’uomo dalla vera realtà e lo portano verso una degradazione culturale che è molto pericolosa per il benessere dell’umanità.

 

Con questo non voglio assolutamente affermare che tutti i giornali, tutti i programmi televisivi e tutti i libri rispondono a questo stato di cose, però bisogna essere molto obbiettivi e avere gli occhi bene aperti prima di scegliere.

Quando ho iniziato questa ricerca avevo le idee ben precise, quindi mi recavo nelle varie librerie per poter acquistare dei libri e continuare a scrivere. Gli argomenti trattati in questa ricerca sono complessi, ma necessari per poter capire alcuni meccanismi importanti per uscire da questa complessa e falsa cultura che ci stritola come una morsa.

Durante la scelta dei libri ho trovato serie difficoltà. Quando mi stavo documentando per fare il capitolo "razionale e irrazionale", avevo bisogno di alcuni libri specifici per smascherare questo terribile fenomeno che sta dilagando a macchia d’olio, alimentando una cultura che è degna di essere paragonata al Medioevo, bene! Su diecine di librerie e centinaia di libri dedicati alla stregoneria, alla magia nera, alle arti divinatorie, all’astrologia, ecc. ho trovato solo sei libri dedicati all’argomento che stavo trattando, ciò significa che non è solo l’editore che propone questi argomenti, ma viene alimentato dalla gente che li  compra, altrimenti l’editore non avrebbe nessuna ragione a sfornare centinaia di libri. Tutto ciò allontana la gente dalle vere realtà oggettive.

 

Ma cosa sono le realtà oggettive?

Immaginiamo per una sera di avere la facoltà di vedere cinque o sei telegiornali contemporaneamente, mettiamo il caso che la notizia sia di carattere politico.

Ci accorgiamo con grande evidenza, nella esposizione dei fatti, che ogni canale televisivo stravolge la notizia in funzione del proprio colore politico, tutto ciò, ci fa capire che dietro la “ macchina televisione “ ci sono grandi e complessi interessi ideologici ed ognuno, come si dice, “ tira l’acqua al suo mulino “. Ora, non ci vuole una grande intelligenza per capire che la realtà è stata letteralmente stravolta da questi fenomeni di interessi, che sono poi, non solo ideologiche, ma anche economici.

Queste si possono chiamare “ realtà oggettive? “ Questi fenomeni possono dare all’uomo la vera dimensione della notizia? Ci possono insegnare ad essere obbiettivi?

La realtà oggettiva, in questo caso, sulla notizia,  dovrebbe essere lontano da questi aspetti dannosi per la società, dovrebbe essere eticamente controllata da commissioni preposte, ed esposta secondo un modello obbiettivo e reale per poter dare alle persone la giusta dimensione etica.

 

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ETICA E TELEVISIONE

Con la nascita delle tv commerciali diventa così inevitabile l'introduzione delle indagini di mercato, necessarie per la sopravvivenza delle reti televisive private. E ciò significa produrre spettatori e quantità d'ascolto sufficiente per garantire alle aziende che hanno investito in pubblicità una percentuale più sicura del ritorno economico. All'interno di questa logica appare evidente che i programmi che hanno contenuti riflessivi hanno difficoltà a trovare spazio. L'imperativo categorico della tv diventa così la massimizzazione del valore d'uso. Ciò significa che i prodotti della tv, dai film agli show sono creati per sedurre lo spettatore e devono essere adeguati ai prodotti delle pubblicità per poter garantire un maggior ritorno di audience.

 

Una mentalità che è incompatibile con produzioni televisive più impegnate, quali possono essere i film d'autore, il teatro, approfondimenti di storia e di cultura, che difficilmente verranno trasmessi in prima serata.

 

Il pensiero di Karl Popper sulla TV

"Popper dalla metà degli anni '80 sentì l'urgenza di esporre il problema della tv generalizzata, gratuita, nei quali intravedeva dei pericolosi vizi strutturali, il costante inserimento di elementi viziosi, di superficialità, di volgarità, "spezie" in cui predominava la violenza. Karl Raimund Popper identificò nella tv un potere destabilizzante per la democrazia per la sua capacità di rompere e d'alterare determinati equilibri. Un'alterazione dell'equilibrio individuale che conduce a manifestazioni di violenza. In questo caso nei bambini la violenza della tv modifica il paesaggio dei suoni e delle immagini, e ciò impedisce una corretta crescita del sistema psico-mentale. Popper inoltre intuì ciò che già sta avvenendo, che si creasse nella popolazione una minor reattività alla violenza, un atteggiamento mentale che è l'anticamera di comportamenti aggressivi.

 

 

Alcuni aspetti eticamente dannosi della televisione:

Il fatto che l’informazione e l’educazione sono in mano alla televisione presenta seri problemi per la democrazia, basta accrescere o ridurre certe dosi di immagini e la risposta risente necessariamente della loro efficace influenza, basta pensare all’evento della tragica morte di Lady Diana per capire il fenomeno: è stato l’evento mediatico del secolo, ha interessato circa due miliardi di persone. Com’è possibile che una persona come Diana attraverso la televisione diventa un mito? Ed invece centinaia di migliaia di persone che muoiono di fame passano inosservate come se niente fosse, la televisione in quest’ultimo caso interviene solo con qualche breve notizia o non interviene affatto. Il motivo di questo fenomeno è molto chiaro: la cronaca mondana fa notizia, la realtà drammatica di questi poveri esseri non fa notizia, perché è un cattivo prodotto commerciale. In questo caso è abbastanza duro ammettere questa realtà, ma bisogna sottolineare in maniera obbiettiva che è proprio colpa della scarsa cultura delle persone a non voler capire che è più importante prendere in considerazione le realtà drammatiche che ci sono nel mondo anziché le cronache mondane, che fanno nascere nelle persone false emozioni, emozioni costruite sapientemente da questa macchina mostruosa per distruggere la vera sensibilità.

 

Dietro i programmi televisivi c’è una gigantesca macchina del vendere e comprare, si tratta ovviamente di  prodotti di pessima qualità culturale, ma che fanno colpo sulla sensibilità superficiale di alcune persone, senza accorgersi che dietro questi programmi girano quantità enormi di danaro investiti da sponsor pubblicitari per un loro proprio tornaconto, difatti quello che è importante oggi in televisione è l’audience non la qualità.

 

Alla fine il potere passerà a “ grande fratello “ come rimedio etico, come informatore di una buona morale, come programma capace di istruire le persone nel modo di comportarsi.

 

La cultura di oggi è molto povera, i giovani sanno meglio dei divi del cinema e della canzone che non di storia, filosofia, scienze, cioè del pensiero che ha contribuito a formare la cultura che ci aiuta a capire i fondamenti della Democrazia.

 

Ma cos’è la Democrazia? Democrazia significa potere del popolo.  

Il popolo sovrano è veramente titolare del potere?

In che modo è anche in grado di esercitarlo?

 

Il problema a queste domande è dovuto alla disinformazione e disinformazione significa il dare notizie falsanti che inducono il telespettatore in inganno.

Oggi la televisione produce immagini e cancella concetti, informa con notizie non con nozioni, è un formidabile formatore di opinioni e l’opinione è semplicemente sondaggio, parere, non è sapere e scienza, un opinare soggettivo per il quale non si richiede una prova, le opinioni sono deboli e variabili, se diventano convinzioni allora il mondo è veramente in pericolo perché si fa uso di questi meccanismi deleteri per formare la propria cultura.

 

Purtroppo la televisione è stata ed è ancora monopolizzata da partiti politici e il caso evidente di questo stato di cose è realistico, i grandi magnati europei  come Murdoch o Berlusconi hanno il monopolio sulle nostre idee, propinandoci giorno dopo giorno la loro filosofia, con messaggi politici preconfezionati e ben congegnati, che impoveriscono la nostra libertà di pensiero, siamo stretti in una morsa d’acciaio, dove tutto il marciume dei loro imperi televisivi ed economici scorre sotto i nostri occhi, e passivamente, senza battere ciglio, viene accettato da una grande massa di persone. L’interesse economico per queste persone è tutto, e l’interesse etico – morale o culturale e pari a zero.

 

Ma non basta, la televisione condiziona pesantemente il processo elettorale, sia nella scelta dei candidati, sia nel loro modo di combattere la contesa elettorale, sia, infine, nel far vincere chi vince. Inoltre la televisione condiziona o può fortemente condizionare, il governo, e cioè le scelte di governo: quel che un governo può fare, non può fare, e decide in concreto di fare.

 

Ci sarebbero da dire ancora tante altre cose sulla politica e i mass media, ma poi il problema esulerebbe dalla vera ragione di questa ricerca, quindi mi fermo qui.

 

Questa è purtroppo l’Etica, la morale, che oggi i mass media ci offrono come realtà oggettive.

 

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Etica e politica

 

Mi sono proposto in questa ricerca di non entrare nel campo della politica, se non in particolari casi. Ci vorrebbe un capitolo intero, se non addirittura un libro, per spiegare tutte le falsità che la politica di oggi e di sempre ha dimostrato nei confronti dell’Etica, della morale, però proviamo solo a sintetizzare l’essenza del problema.

Mentre l’Etica, la morale tendono a trovare soluzioni comuni per il benessere di tutti i popoli con l’unico scopo di migliorare la società per una convivenza civile, la vera ragione della politica è invece quella di vincere, ogni partito politico entra in una forte competizione ideologica verso gli avversari solo a scopo di vincere le elezioni o dimostrare che la loro ideologia è la più giusta. Il motivo principale per cui non ho intenzione di immergermi in questo mare di falsità è molto semplice. Mentre la morale viene costruita con tempi molto lunghi perché è necessario acculturare i popoli, specialmente i popoli del terzo mondo, che ne hanno più bisogno, la politica cambia la sua ideologia e le sue cosiddette regole morali in tempi brevissimi, a questo punto ecco dimostrato "il paradosso tra politica e morale".

 

Non si può costruire una morale con questi presupposti, se prima i cittadini del mondo non sono informati sulla vera realtà di alcuni fenomeni che ha prodotto il capitalismo, sui grossi interessi economici che ruotano attorno a grosse aziende, non sono informati sulle regole Etiche di base di cui abbiamo già parlato, non vengono aiutati per quanto riguarda, scuole, strutture sociali, strutture sanitarie, strutture economiche che darebbero la possibilità di auto gestirsi, non si può parlare di politica come il toccasana della società, perché la politica non è tollerante, non è una istituzione morale credibile.

Oggi quante persone si sono allontanate dalla politica perché non è più credibile, quante persone sono rimaste deluse dalle centinaia di promesse che ogni governo propone solo per  poter racimolare una manciata di voti. E qui mi fermo, come ho detto prima ci vorrebbe un libro intero per spiegare che oggi la politica ha fallito nel suo intento etico e morale. La politica non è Etica, ma solo interesse ideologico ed economico.

La vera risoluzione a questi problemi è la vera informazione, quella obbiettiva, quella razionale, quella giusta, quella che ci viene proposta da una attenta lettura di tanti libri importati dove possiamo realmente capire le vere realtà di questo mondo.  

 

Etica e religioni ( Riflessioni)

Non sopporto che l’Inquisizione Spagnola abbia prodotto delle atrocità che è necessario mettere in evidenza per capire la corruzione e gli interessi politici tra Stato e Chiesa.

Non sopporto che la "Santa Inquisizione" emanata dalla chiesa cattolica abbia potuto produrre massacri e torture di ogni genere, solo perché la gente incominciava a prendere coscienza di una nuova cultura, bruciando sul rogo uomini e soprattutto donne che venivano considerate streghe, oppure condannare per eresia personaggi come Galileo Galilei perché attraverso la scienza aveva sconvolto il pensiero antropocentrico del tempo con le sue straordinarie scoperte scientifiche.

Non sopporto che l’uomo abbia potuto travisare la vera essenza del Vangelo solo per interessi puramente politici tra lo Stato e la Chiesa e questo è un fenomeno che si è protratto nel tempo per millenni sotto il dominio di Papi corrotti e assetati di potere.

Non sopporto che il Concilio di Nicea abbia preso in considerazione solo quattro dei sessanta Vangeli cosiddetti “Apocrifi” solo per nascondere la vera storia di Gesù.

Non sopporto che un Papa come PIO XII durante il periodo nazista abbia appoggiato la politica di Hitler  solo per avere dei consensi politici e per nascondersi dalla minaccia di un fenomeno che ha segnato la storia dell’uomo con genocidi, massacri e atrocità di ogni genere. Dov’era la vera cristianità dei gerarchi della chiesa in quel periodo in cui era necessario combattere ideologicamente anziché essere consenzienti?

Non sopporto che un Papa come Giovanni Paolo II non abbia saputo capire il fenomeno della sovrappopolazione, vietando persino l’uso di profilattici.

Non sopporto che Giovanni Paolo II in tanti anni di pontificato abbia beatificato decine e decine di persone, quando la vera essenza della Fede deve essere rivolta solo e unicamente a Dio? Qual è il vero significato di avere tanti Santi nella religione cattolica?

Non sopporto che lo stesso Papa nell’ultima sua Enciclica abbia vietato a una persona divorziata o separata a farsi la comunione domenicale, impedendo cosi l’esigenza degli uomini ad avvicinarsi a Dio, quindi alla Fede. Perché la religione cattolica ha il potere di travisare il vero significato del Vangelo? Perché la religione cattolica ha il potere di interdire la volontà di tanti uomini e donne divorziate o separate, senza andare a fondo nei problemi che hanno condotto queste persone a prendere queste delicate decisioni? La religione di oggi dà una valenza Etica a questi fenomeni?

Come non sopporto che quest’ultimo Papa ha avuto il coraggio e la irresponsabilità di proporre arbitrariamente di non andare a votare per i referendum sulla procreazione assistita in uno Stato che invece dovrebbe essere considerato uno STATO LAICO???

Su Papa Giovanni Paolo II, che adesso non c’è più, si sono scritte fiumi di parole, alcuni lo vogliono fare Santo subito. E’ vero! E’ stato un Papa straordinario rispetto ad altri Papi, per la sua cultura, la sua disponibilità al dialogo, la sua apertura ai giovani, ha aperto le porte alla scienza con dibattiti e verifiche su quella che è la situazione sociale di adesso, ma non è assolutamente sceso a compromessi rilevanti, e questo è molto grave, perché dietro tutto questo si nascondeva un Papa fortemente conservatore, seguace di dogmi costruiti sapientemente dall’uomo nel tempo per ostacolare alcuni dei problemi urgenti che si sono venuti a creare nell’età postmoderna. Di esempi ce ne sono a diecine. Forse il più importante è quello della donna, nel contesto della religione cattolica, ma d’altro canto anche in altre religioni. La donna per le varie religioni è sempre stata considerata una “sotto specie del genere umano”, un essere che non può far parte della gerarchia ecclesiastica. Perché le donne non possono diventare preti? Perché le donne nel tempo hanno avuto sempre dei ruoli secondari rispetto all’uomo? Perché gli omosessuali sono ancora adesso perseguitati dalla Chiesa? Non sono anche loro persone con pari dignità? Non hanno bisogno anche loro di partecipare al mondo delle religioni? No!! Per la chiesa cattolica ed anche per altre religioni queste persone sono considerate anormali, non facenti parte del genere umano, rifiutati da tutti. Ma di chi è la colpa che sono cosi come sono? Non hanno anche loro bisogno di affetto come tutti gli altri? Quando mi son messo a scrivere la ricerca c’era un bisogno interiore di evidenziare proprio questi aspetti che apparentemente per la cultura di oggi non hanno rilevanza, ma che invece fanno parte di una cultura ancora basata su concetti oscurantisti. La gente in Papa Giovanni Paolo II,  vedeva solo alcune cose, che sono state straordinariamente importanti, ma non ha visto la realtà di una religione che non avrà sbocchi perché si rifugia in dogmi ormai superati dall’evoluzione del pensiero umano. Ci vogliono alla guida spirituale delle varie religioni persone che sanno capire i problemi di oggi specialmente nel campo della bioetica, ci vogliono persone coraggiose che sanno affrontare tutte quelle riforme etiche di cui  il mondo ha bisogno urgente, ci vogliono persone che non facciano differenze e discriminazioni tra uomo e donna, tra esseri cosiddetti normali e omosessuali. La cosa può sembrare banale, ma Gesù nel suo vangelo non ha mai parlato di discriminazioni, tutt’altro, secondo il Vangelo di Gesù tutti gli uomini sono uguali, tutti hanno pari dignità: bambini, vecchi, donne, uomini, persone di colore, credenti, non credenti, ma la realtà di oggi e ben diversa perché deriva da una cultura che è stata nel tempo cambiata dall’uomo, per soddisfare i propri interessi di potere. Un esempio di quello che oggi sono le religioni è evidenziato nelle guerre ideologiche o meglio guerre di potere, che trasformano la vera essenza delle religioni in gruppi di persone che a tutti i costi vogliono avere la supremazia ideologica, teocratica e non DEMOCRATICA.

Che senso ha combattere per una ideologia basata sulla teocrazia quando invece le religioni dovrebbero essere di esempio alle persone come portatrici di pace e amore. Dov’è la pace in tutto questo? Dov’è l’amore?

Se noi facciamo un’attenta analisi nella storia del mondo ci accorgiamo che parte delle guerre sono state,  e lo sono ancora,  di natura teocratica, un esempio emblematico lo abbiamo dalla drammatica situazione che c’è nel Medio Oriente.

Tutto ciò ci fa capire come le persone sono miopi ai veri problemi che affliggono la società. Non basta dire che un Papa è buono, bisogna capire a fondo tutti i vari meccanismi che ci sono dietro. Un altro esempio potrebbe essere la sfarzosità che regna nello Stato Vaticano, con ori, marmi e lussi di ogni genere, proprio Giovanni Paolo II,  aveva regalato a Madre Teresa di Calcutta una lussuosa macchina per la sua comunità, credo che il valore sia stato di circa duecento milioni di vecchie lire, bene! Madre Teresa di Calcutta ha venduto questa auto ed il ricavato l’ha devoluto alla sua comunità. Ecco!!! Questo è un grande esempio di altruismo, forse questo gesto potrebbe essere l’essenza di quello che tutte le religioni mondiali dovrebbero proporre come modello etico per tutti gli uomini.

Non sopporto che ancora oggi le religioni abbiano il predominio assoluto su una cultura cosiddetta dominante, quando ci sono invece alcuni aspetti della società che andrebbero radicalmente cambiate.

Quindi non sopporto che la religione abbia delle influenze di natura politica in uno Stato Laico. Ma cosa ha di Laico questo Stato quando ancora il voto politico è condizionato da forti pressioni religiose che annientano la libertà di pensiero di molti cittadini.

Esiste un'Etica per cambiare questo stato di cose, in Italia e nel mondo. Questa Etica è fondamentalmente Laica!!!

 

 

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Un’Etica mondiale è possibile?

 

Fino adesso abbiamo trattato varie argomentazioni per cercare di capire dove risiedono i mali di un’Etica che non funziona, perché è il risultato di processi ideologici ormai superate, ma tutto quello che è stato scritto ha un scopo: questa è, e vuole essere una provocazione, verso tutte quelle persone che avrebbero la possibilità di aiutare la società postmoderna con il loro contributo, ma che non lo fanno per mancanza di altruismo e di informazione sulla vera realtà, in una società che produce Esseri parassiti e non pensanti.

 

Aiutare il mondo verso una convivenza civile non significa solo capire il problema, ma fondamentalmente essere coscienti e agire individualmente, lottando contro una cultura corrotta. La pace nel mondo si costruisce come una casa, ognuno di noi è un mattone, se ognuno di noi dà un piccolo contributo questa casa un giorno potrà essere costruita.

 

Al mondo ci sono migliaia di persone che dedicano la loro vita per la pace, queste persone non conoscono colori politici, ci sono credenti, non credenti, neri, bianchi, africani, asiatici,occidentali, preti, laici, gente comune, ma hanno tutti un unico scopo, quello di combattere le ingiustizie, la corruzione, la prepotenza, sono proprio queste persone che bisogna seguire, perché il loro operato va oltre l’ideologia politica o i Credo religiosi, il loro operato è basato sull’altruismo, sulla tolleranza,sull’uguaglianza dei popoli.

 

Ho avuto la fortuna qualche tempo fa di partecipare ad una conferenza di un noto teologo controcorrente, che all’Università di Genova, presso la facoltà di giurisprudenza ha presentato un progetto straordinario, il tema era: “ Religioni universali – Pace mondiale – Etica mondiale".

Il teologo si chiama Hans Kung, insegna all’Università di Tubinga in Svizzera, dove dirige l’istituto per la ricerca ecumenica. Ha occupato un posto di primo piano nella stesura del Concilio Vaticano II, che tra il 1962 e il 1965, modernizzò radicalmente aree chiave dell’insegnamento e della pratica cattolici.

 

E’ forse il teologo più scomodo del nostro tempo, solamente perché ha il coraggio di raccontare attraverso i suoi numerosi libri la vera storia del cristianesimo con tutte le sue falsità, e questo gli è costata la censura vaticana.

 

Sta lottando incessantemente da anni, con la sua divulgazione spassionata, su temi importanti e scottanti, quali la riforma della chiesa, ed ultimamente sta lavorando ad un progetto che agli occhi di molte persone può sembrare utopia: “ un’etica mondiale “.

 

Nel settembre del 1993 si è riunita a Chicago una delegazione di tutte le religioni mondiali per sottoscrivere una dichiarazione per un’etica mondiale. A questo incontro hanno partecipato esponenti delle religioni: Bahai – Brama Kumaris – Buddhismo – Cristianesimo – Ebraismo – Giainismo – Induismo – Musulmani – Neo Pagani – Religioni Indigene – Sikh – Taoisti – Zoroastriani – Organizzazioni interreligiose, di cui faceva parte anche il professore Hans Kung.

 

Questo incontro non voleva essere un doppione della dichiarazione dei diritti dell’uomo, se le religioni si limitassero, in sostanza, a ripetere le enunciazioni della dichiarazione dei diritti dell’uomo delle nazioni unite, si potrebbe rinunciare ad un simile progetto, ma l’Etica è più del diritto , in realtà una dichiarazione sull’Etica mondiale dovrebbe dare un fondamento etico alla dichiarazione delle Nazioni Unite, che cosi spesso viene ignorata, lesa e violata.

 

Centinaia di milioni di persone nel nostro pianeta sono sempre più vittime della disoccupazione, della miseria, della fame e della distruzione delle famiglie.

La tensione tra i sessi e le generazioni hanno raggiunto un livello preoccupante,

i bambini muoiono, uccidono e vengono uccisi. Diventa sempre più grande il numero degli stati scossi da casi di corruzione politica ed economico.

La convivenza pacifica nelle nostre città è resa sempre più difficile da conflitti sociali, razziali, etnici, dalla diffusione delle tossicodipendenze, dal crimine organizzato, dall’anarchia. Il nostro paese continua ad essere devastato da speculazioni politiche, tecnologiche e ideologiche. In tanti luoghi di questo mondo capi e seguaci di religioni non cessano di alimentare aggressioni, fanatismi ed ostilità xenofobe.

La religione viene spesso sfruttata per scopi di pura politica se non addirittura per legittimare la guerra.

 

In un clima del genere Hans Kung, un dei promotori di questo straordinario progetto, cerca  di spiegare i motivi per cui è necessario lavorare tutti insieme per la realizzazione oggettiva di una morale di base uguale per tutti.

 

Secondo Hans Kung è necessario la partecipazione di tutti gli stati e delle autorità delle organizzazioni internazionali per giungere ad un accordo giusto.

Nessuno oggi potrebbe ancora contestare seriamente il fatto che un’epoca del mondo, caratterizzata rispetto a ogni altra epoca precedente da una politica, da una tecnologia, da una economia e da una civiltà di dimensioni mondiali, abbia bisogno di un’Etica mondiale, cioè di un consenso di fondo per quanto riguarda i valori morali di base.

 

Oggi non basta aiutare i popoli del terzo mondo solo inviando ingenti quantità di generi per il loro fabbisogno nutrizionale, c’è anche, e soprattutto, bisogno di un valido aiuto culturale, per far uscire loro da una cultura molto rallentata rispetto alla nostra, acculturare queste persone significa dare loro la possibilità di costruire le strutture portanti dell’economia, della politica, dare loro, quindi, la possibilità di auto gestirsi e non dipendere sempre dagli altri popoli, insegnare infine i valori etici di base che sono il cibo più importante di cui loro hanno bisogno.

 

Per un’Etica mondiale non si intende un’ideologia mondiale, né una religione mondiale unitaria al di là di tutte le religioni esistenti e neppure un miscuglio di tutte le religioni.

L’umanità è stanca di ideologie unitarie, e le religioni del mondo sono in ogni caso cosi diverse di Fede e dogmi nei loro simboli e riti che una unificazione sarebbe assurda.

 

Un’Etica mondiale si propone di dare risalto a quello che già ora, nonostante tutte le divergenze, è comune alle religioni del mondo, e precisamente per quanto riguarda il comportamento umano, i valori e le convinzioni morali fondamentali.

In altre parole ad un minimo di ciò che già ora è comune alle religioni del mondo per quanto riguarda l’etica, tutto questo è rivolto a credenti e non credenti.

 

Un esempio emblematico di come alcune regole di base sono comuni a tutte le religioni ci viene dato dalla "regola aurea":

 

Confucio: "Quello che tu stesso non desideri, non farlo neppure agli altri uomini".

 

Rabbi Hillel: "( 60 a.C. – 10 d.C. ) Non fare agli altri quello che non vuoi che essi facciano a te".   

 

Gesù di Nazaret: "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro". 

 

Islam: "Nessuno di voi è un credente fino a quando non desidera per il suo fratello                 

quello che desidera per te stesso".

 

Giainismo: "L’uomo dovrebbe comportarsi con indifferenza nei confronti di tutte le realtà mondane e trattare tutte le creature del mondo come egli stesso vorreste essere trattato".

 

Buddismo: "Uno stato che non è gradevole o piacevole per me, non deve esserlo neppure per lui; e uno stato che non è gradevole o piacevole per me, come posso io prenderlo per un altro?"

 

Induismo: "Non ci si dovrebbe comportare con gli altri in modo che sarebbe sgradevole a noi stessi; questa è l’essenza della morale".

 

Questo ci conferma che in effetti esiste già nell’uomo una morale di base in tutte le religioni, tra credenti e non credenti. Questa morale di base può essere verificata ed evidenziata attraverso la vita quotidiana dei cittadini del mondo.

Quali potrebbero essere queste regole di base?

Indipendentemente dalle religioni del mondo, la nostra coscienza morale sa e deve differenziare il bene dal male, si prova repulsione a vedere uccidere dei bambini, a lasciar morire di fame molte persone che non hanno da mangiare, ad abbandonare i deboli, gli ammalati, gli andicappati.

Queste poche, ma importanti, regole di base ci possono aiutare a risolvere regole più complesse, certo! Come abbiamo visto e spiegato il fenomeno del "darwinismo sociale", non tutti rispondono a queste regole di base, altrimenti il problema sarebbe risolto, ci sono al mondo uomini che preferiscono il potere alla morale, ma il punto è proprio questo, la stragrande maggioranza delle persone del mondo risponde a una morale di base, i despoti sono una minoranza, solo che la loro ideologia politica ha il sopravvento, con la forza, sulla maggioranza delle persone. Da questo emerge che si deve, quindi, combattere verso quelle persone che negano aprioristicamente queste regole di base, una lotta che deve essere rivolta contro il potere capitalistico che nell’età postmoderna è quello che legalmente sta producendo più danni che benefici; i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ma questo è un problema che tratteremo più ampiamente nel capitolo: “ Diritti dell’uomo e fame nel mondo “. Per  adesso ci siamo limitati ad esporre in maniera molto sintetica i principali problemi dell’etica per poter prendere coscienza dei problemi più urgenti da adottare individualmente. Solo attraverso una sensibilizzazione capillare sarà possibile un giorno uscire da questa situazione, ma io sono stato sempre ottimista e il motivo di questa ricerca spero sia una valida prova. Credo profondamente nell’uomo.  Quando affermo che credo nell’Uomo, intendo credere ad una trasformazione culturale, lenta e graduale, prendendo come riferimento dei personaggi nella storia della nostra civiltà, che ci hanno insegnato cose profondamente importanti, per poter ovviare agli errori che si sono commessi e che si commettono in un contesto di negligenza politica, religiosa e ideologica. Ci sono stati degli Uomini e delle Donne che hanno dato dei messaggi assai importanti per una convivenza civile. Di esempi ce ne sono a centinaia, cito alcuni esempi emblematici: Madre Teresa di Calcutta, Gandhi, Martin Luther King, Martin Lutero e tanti tanti altri, l’elenco sarebbe veramente lungo se dovessimo fare un’attenta analisi di questi personaggi, che con le loro idee di giustizia e di altruismo, hanno dato persino la loro vita per combattere i mali di questo mondo. Credo in quegli Uomini che ci danno dei riferimenti molto potenti e ben delineati di quella che è la giustizia, e nello stesso tempo ci danno e ci hanno dato gli elementi basilari per poter combattere ideologicamente una società corrotta dalla sete di potere. so anche che i tempi delle trasformazioni culturali sono molto lunghi, ma questo non significa che sia impossibile raggiungere dei risultati più accettabili di quelli di adesso, quindi lotterò su questi temi con forza, cercherò di documentarmi sempre di più per poter trasferire la mia esperienza e dare un piccolo ma importante contributo, divulgando un messaggio di pace e di speranza.

 

 

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BIOETICA

 

Introduzione:

La cultura negli ultimi decenni è decisamente cambiata, con l’avvento delle nuove sperimentazioni della biogenetica l’uomo si trova davanti una serie di nuovi problemi morali da risolvere, sperimentazioni selvagge, compravendita di parti del corpo umano, clonazione umana ed altri fenomeni di ingegneria genetica, hanno messo l’uomo a dura prova per quanto riguarda le decisioni morali da prendere.

Ci sono dei principi fondamentali da rispettare che sono quelli della dignità umana, cioè della dignità di ciascun essere umano, un altro principio di base sta nella relazione tra individui umani e le altre specie viventi, ed un terzo principio, che è forse il più importante, è quello di pensare che le decisioni morali prese oggi, attraverso l’indagine e la scelta, avranno ripercussioni profondissime sulle generazione future, questo ci obbliga a ponderare molto bene il fenomeno nelle scelte bioetiche, in modo da dare fiducia e sicurezza ai nostri discendenti. Quindi è assolutamente necessario che ci siano delle regolamentazioni efficaci, partendo da soluzioni comuni per il bene comune.

 

Ma come fare per risolvere questi problemi cosi complessi?

 

 

Cos’è la bioetica?

 

La bioetica è una disciplina giovane che è nata per risolvere i nuovi problemi che si sono generati dall’evoluzione della biologia. Si occupa perciò di uno studio sistematico della condotta umana nell’ambito delle scienze della vita, della cura e della salute, quando tale condotta è esaminata alla luce dei valori e dei principi morali.

Esistono tuttavia posizioni differenti riguardanti una vera e propria definizione di bioetica.

C’è chi inserisce la bioetica nell’ambito tradizionale dell’etica che tiene conto del progresso della tecnologia e della medicina che crea nuovi problemi.

 

C’è chi, al contrario, vede la bioetica una nuova disciplina che si differenzia dall’etica tradizionale e, soprattutto dall’etica medica, per pervenire a nuovi compiti e a nuove definizioni.

 

Possiamo però dire che la bioetica è una branca dell’etica che indica la riflessione sui problemi sollevati dall’intervento dell’uomo in campo medico e biologico, riflessione che è richiesta per stabilire se gli interventi sulla vita biologica sono o no moralmente leciti.

La bioetica si occupa di tutto il vivente; sia quello animale, sia quello vegetale e a volte di tutto l’ecosistema. Noi in questo capitolo cerchiamo di analizzare i problemi relativi all’uomo, con i suoi diversi principi morali, per cercare di capire se esiste una soluzione comune per sconfiggere questi conflitti ideologici che ci portiamo dietro da millenni.

 

Come abbiamo visto precedentemente nell’etica, anche qui bisogna fare una distinzione tra bioetica  "classica", di derivazione teologico – religiosa , basate su verità rivelate e su dogmi, e "bioetica laica"  che prende in considerazione il valore della morale secondo la libertà di coscienza dell’uomo, quindi lontano da influenze religiose o teologiche.

 

Il campo, dunque, è molto complesso da sviluppare, noi proviamo ad affrontare questo delicato tema analizzando i vari problemi morali che si stanno manifestando in quest’ultimo decennio. Cercheremo, dunque, di prendere in considerazione tutti quei fenomeni che si sono generati lungo il cammino esponenziale dell’evoluzione della medicina  e della biologia. I temi sono tanti, noi prendiamo in considerazione i più importanti e cercheremo di svilupparli in maniera da evidenziare la realtà morale religiosa e quella laica.

 

Le riflessioni e il punto di vista dello sviluppo di queste tematiche sono puramente soggettive, come ho evidenziato prima, non voglio assolutamente coinvolgere nessuno degli autori e dei libri letti, ma tutto ciò è scaturito dalle mie personali convinzioni.

 

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ABORTO

 

Il termine si riferisce all’interruzione spontanea o volontaria di una gravidanza, noi in questo contesto cerchiamo di analizzare l’aborto volontario, o meglio, la decisione che una donna o una madre può prendere secondo un modello razionale, quindi lontano da regole dogmatiche religiose e regole politiche.

 

L’aborto è una piaga sociale da sempre; anche nell’antichità  le maternità non desiderate erano spesso oggetto di decisioni estreme, mai semplici da prendere. Solo in questo secolo si è affacciata, e poi diffusa, la tesi che lo Stato debba garantire alle donne che si trovano in situazioni particolari, di decidere da sole se interrompere la propria gravidanza.

 

I motivi per cui la donna può decidere da sola ad abortire sono tanti, cerchiamo di esaminarne qualcuno:

 

1) Il vietarlo non ne impedisce la pratica, la rende invece clandestina, costosa e pericolosa.

 

2) La vita di una madre ha più valore di quella del feto.

 

3) La maternità deve essere una scelta responsabile e consapevole, e non il frutto, ad esempio del mal funzionamento di un contraccettivo.

 

4) La vita per un bambino non desiderato, specialmente se gravemente malato, potrebbe compromettere seriamente la vita della coppia.

 

5) Un’altra ragione, e forse quella più importante, è la decisione che una donna può e deve prendere in caso di stupro. Ci sono stati, ci sono e ci saranno ancora di questi episodi di malvagità umana nei confronti di ragazze, di donne o di madri che sono state stuprate, questi casi estremi devono far riflettere molte persone che attraverso istituzioni basate sui dogmi religiosi e sul diritto civile e politico concepito dall’uomo, impediscono la libertà decisionale alla donna, una libertà che invece dovrebbe essere presa in seria considerazione perché viene lesa letteralmente la dignità della donna.

 

Dal punto di vista bioetico il dibattito è molto acceso, come si diceva prima, non si tiene in considerazione la dignità della donna, la sua libertà di decidere. La pratica dell’aborto è stato oggetto di opposte considerazioni morali. Molto critica è la religione cattolica romana che attacca il potere decisionale della donna e la sua libertà anche nei casi più estremi.

secondo il modello dogmatico sulla sacralità della vita. Gli argomenti principali portati dai cattolici a sostegno del fatto che l’aborto non è lecito si possono ridurre a due. Essi sostengono che l’aborto  sia un atto contro natura, e quindi contro il disegno divino che vi è dietro, o che si tratti di un’uccisione di un essere umano innocente, cioè di un individuo che va trattato come una persona, questa tesi può essere messa in discussione, perché se è vero che al concepimento si forma un nuovo codice genetico non è facile dimostrare che una cellula uovo fecondata sia un individuo e che conti da un punto di vista morale, inoltre se noi prendiamo in considerazione i casi estremi, come lo stupro, la donna che ha subito questo atto mostruoso deve subire ancora un’altra tortura, quella di gestire un essere indesiderato che è il risultato di una violenza sessuale.

 

Il dibattito sulla moralità dell’aborto da parte di chi invece sostiene che è lecito moralmente abortire è riconducibile al sostenere che l’embrione nella prima fase del concepimento, non sono esseri umani a cui dobbiamo rispetto morale e che quindi non si fa nulla di male nel momento in cui si abortisce. Autori che si rifanno a diverse teorie etiche considerano infatti che l’embrione e il feto ai primi stadi siano privi di quelle caratteristiche che rendono gli individui moralmente rilevanti, come la capacità di provare piacere e dolore, l’autocoscienza e la razionalità. Altri autori come Dworkin, sostengono invece che lo Stato debba garantire il rispetto della vita umana dell’embrione, ma anche la libertà per ogni donna di decidere come rispettarla, considerando che alcune possano ritenere che in certi casi, sia più rispettoso abortire che non far nascere un bambino che non avrà modo di sviluppare tutte le capacità di cui potrebbe essere in grado.

 

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LA CONTRACCEZIONE

 

Il controllo delle nascite non è un’invenzione moderna: Fin dai tempi antichi, presso qualunque società umana, una gravidanza di troppo ha sempre rappresentato un serio problema, i metodi usati non erano quelli di oggi, quindi visti gli insuccessi di queste metodologie empiriche, si è diffusa la pericolosa usanza di ricorrere frequentemente all’aborto. In Europa e in altre parti del mondo con l’avvento del cristianesimo e della sua mentalità estremamente restrittiva comportarono la sparizione ufficiale di ogni tipo di pratica anticoncezionale, considerati illegali. Solo con l’avvento della società moderna, da poco più di un secolo, si è ricominciato a parlare pubblicamente di controllo delle nascite.

 

Se noi ripercorriamo nella storia questo grave fenomeno per l’umanità, ci accorgiamo che non solo la religione cattolica, ma anche l’ebraismo ed altre religioni si sono opposte alla contraccezione, ciò significa che questi potenti capi religiosi ignorano il problema della sovrappopolazione mondiale che è uno dei problemi da prendere in seria considerazione, vista la crescita esponenziale degli abitanti sulla terra.

 

Da alcune indagini si evidenzia che al tempo di Cristo vivevano sul nostro pianeta circa 200 milioni di persone – al tempo della scoperta dell’America 500 milioni – verso la metà del secolo XVIII 700 milioni – con la rivoluzione industriale ( 1830 ) circa 1 miliardo – raddoppia nel 1925 e un nuovo raddoppio nel 1975 con 4 miliardi – alla fine del 2000 circa 6,4 miliardi – si prevede che nel 2025 saremo circa 9 miliardi.

 

Da questi dati i capi religiosi non hanno imparato niente. Si limitano a tacere su questo problema fondamentale per il futuro dell’umanità.

 

Le tesi cattoliche

Da S. Agostino in poi la chiesa ha sempre considerato peccato mortale, ritenendo quindi omicidio, la pratica contraccettiva.

Negli anni 60, sotto la spinta del Concilio con a capo il Papa Giovanni XXIII e validi collaboratori come il famoso teologo Hans Kung, che aveva una visione dei problemi molto aperta, vi furono numerosi tentativi per modificare  questa posizione, la commissione  pontificia ha dato un parere favorevole ad una apertura sulla questione.

 

Paolo IV non ha voluto seguire questi consigli e con l’enciclica Humanae  Vitae ha messo fine alle discussioni: l’astinenza era e rimaneva il metodo prediletto, tesi ribadita e sostenuta dal Papa Giovanni Paolo II nell’enciclica: Evangelium Vitae.

 

Il recente catechismo della chiesa cattolica definisce  “ l’unione carnale tra un uomo e una donna, al di fuori del matrimonio “ come “ gravemente contraria alla dignità  delle persone e della sessualità umana naturalmente ordinata… alla generazione dei figli “.

E’ chiaro che, di conseguenza, questo testo può menzionare la contraccezione soltanto all’interno del matrimonio, gli unici mezzi accettabili sono “ la continenza periodica, i metodi di regolazione  delle nascite basati sull’auto – osservazione  e il ricorso ai periodi infecondi “.

 

Con una visione cosi estremamente limitata della sessualità, le gerarchie vaticane stentano finanche a comprendere il desiderio di gran parte dell’umanità di definire  individualmente la propria vita sessuale: ecco come la chiesa si difende: “ Il profilattico non esclude la trasmissione dell’AIDS; favorire l’uso rischia di far abbassare la guardia contro la malattia; l’unica vera prevenzione è l’astinenza sessuale “.

Queste osservazioni sono apparse sull’Osservatore romano del 4 aprile 2000 come anche

L’affermazione fatta da Giovanni Paolo II il 30 ottobre 1999 nel corso di una delegazione di ginecologi, "non bisogna avere esitazione nel dire chiaramente che il cancro può essere il risultato di comportamenti umani, compresi taluni comportamenti sessuali".

 

Ma non basta, l’ostinazione a non voler capire problemi importanti come la lotta all’AIDS,

quindi usare mezzi contraccettivi per eliminare la propagazione del fenomeno che sta dilagando nel mondo, ha indotto Monsignor Elio Sgreggia, plenipotenziario vaticano sui temi etici e bioetici a pronunciarsi cosi: “ Una mancanza di rispetto verso il Papa “. Secondo lui: "i preservativi sono distribuiti in Africa dalle organizzazioni governative e internazionali, ma non è servito a niente, per cui puntare sul preservativo resta una linea pedagogica fallace e finisce  per diventare un inganno".

 

Nonostante le realtà oggettive di questi fenomeni più importanti, come la crescita esponenziale della popolazione mondiale e la lotta contro L’AIDS le posizioni di alcune religioni diventano un ostacolo molto pericoloso per l’umanità intera, perché non usano la ragione, non analizzano i danni che si stanno venendo a creare, ma si fanno guidare da vecchi dogmi che non sono più adeguati nell’età postmoderna. Il fatto è che alcuni di questi dogmi sono il risultato di una filosofia oscurantista creata dall’uomo non da Gesù o da Dio. Le varie leggi restrittive sono il frutto di vari concili in diverse epoche emanate da Papi che pretendono di essere i rappresentanti di Dio sulla terra, ma ormai troppe cose sono cambiate nella cultura del mondo, è ora che le persone aprano gli occhi davanti a un mondo che non ha bisogno di falsi dogmi, ma di risoluzioni oggettive, reali, razionali.

 

Ci sono molte persone che si battono per questi propositi: l’AIED, ( associazione italiana per l’educazione l’educazione demografica ) è una meritoria associazione nata nel 1953 allo scopo di favorire  una crescita culturale sui temi della contraccezione , della pianificazione delle nascite e della sessualità, e attraverso le sue campagne di sensibilizzazione ha ottenuto conquiste importanti.

 

Al livello mondiale importante è l’attività sul tema della pianificazione familiare svolta dalla IPPF ( International Planned Parenthood Federation ), che raggruppa associazioni di 180 nazioni.

 

Dobbiamo solo sperare, a questo punto, che le persone prendano atto delle realtà oggettive che la cultura moderna ci offre, cercando di sconfiggere una filosofia, una morale ancora oscurantista che è solo un ostacolo  per una razionale ricerca del benessere per tutta l’umanità.

 

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EUTANASIA

 

Cos’è l’eutanasia?

Eutanasia in greco antico significa, "buona morte", oggi con questo termine si definisce correntemente l’intervento medico volto ad abbreviare l’agonia di un malato terminale.

 

Si parla di "eutanasia passiva" quando  il medico si astiene dal praticare cure volte a tenere ancora in vita il malato, di  "eutanasia attiva" quando il medico causa direttamente, la morte del malato, di "eutanasia attiva volontaria" quando il medico agisce su richiesta esplicita del malato.

 

Un po’ di storia

Nella Grecia antica il suicidio riscuoteva un’alta considerazione : si supponeva che ognuno fosse libero di disporre come meglio credesse della propria vita. L’assistenza al suicidio nel mondo classico non è stata proibita fini all’avvento al potere del cristianesimo.

 

Oggi il problema dell’eutanasia viene riproposto sulla base di riconoscere il diritto di ogni individuo di disporre liberamente della propria esistenza, in particolare nel caso di malati terminali, quando ormai le cure non hanno più effetto e il malato è in una fase molto critica della sua esistenza, dovuta soprattutto alla grande sofferenza fisica.

 

Il problema dell’eutanasia non è cosi semplice, ci sono in bioetica varie correnti pensiero, quindi ci sono i pro e i contro, noi in questo conteso, come abbiamo fatto finora, cerchiamo di osservare il problema dal punto di vista laico ponendo l’uomo al centro delle sue decisioni ultime. E’ molto importante entrare nell’ottica laica perché fondamentalmente l’uomo consapevole dello stadio terminale della sua esistenza può e deve decidere sulla sua vita, non si può ricorrere all’accanimento terapeutico contro la volontà del malato solo perché ci sono delle regole arcaiche che ne impediscono questa libertà di scelta.

 

Legislazione italiana

L’eutanasia attiva non è assolutamente normata dai codici del nostro paese: ragione per cui essa è paragonabile all’omicidio volontario ( art. 575 del codice penale ), nel caso si riesca a dimostrare il consenso del malato, le pene sono previste dall’articolo 579 – ( omicidio consenziente ), e vanno comunque dai sei ai quindici anni.

 

Anche il suicidio assistito è considerato un reato, ai sensi  dell’articolo 580.

 

Nel caso di eutanasia passiva, pur essendo anch’essa proibita, la difficoltà nel dimostrare la colpevolezza la rende più sfuggente ad eventuali denunce.

 

La differenza sostanziale che viene prospettata da queste leggi è sempre dovuta alla falsa interpretazione del fenomeno eutanasia, e cioè , la distinzione che c’è tra l’uccidere e il lasciar morire, è una differenza dovuta tra la cultura religiosa  e quella laica più liberale, dare spazio alle proprie decisioni non è uccidere.

 

La posizione cattolica

Secondo la chiesa cattolica, la vita è stata donata da Dio , e solo Lui  può disporre: ragion per cui l’eutanasia è un omicidio. L’uomo quindi nella sua fase terminale è destinato a soffrire senza che la sua decisione e la sua libertà venga riconosciuta.

 

E’ chiaro che una posizione del genere si pone esclusivamente dal punto di vista del medico, e mai dal punto di vista del paziente sofferente. In passato, anzi, talvolta questa sofferenza era ritenuta un modo di “ partecipare “ alla passione di Cristo: e ancora oggi l’Italia è clamorosamente indietro nella somministrazione di morfina per alleviare le sofferenze dei malati terminali.

 

Comunque non tutte le chiese cristiane la pensano cosi: diverse chiese protestanti hanno assunto posizioni più liberali, e alcune chiese minori riconoscono apertamente il diritto dell’individuo di disporre della propria vita. Per i valdesi l’eutanasia “ è un diritto che va riconosciuto “.

 

La posizione di alcuni paesi all’estero

 

AUSTRALIA: In alcuni stati le direttive per quanto riguarda l’essere d’accordo per l’eutanasia hanno valore legale. I territori del nord avevano legalizzato nel 1996 l’eutanasia attiva volontaria, provvedimento annullato dieci anni dopo dal parlamento federale.

BELGIO: Il 25 ottobre 2001 il senato ha approvato, con 44 voti favorevoli contro 23, un progetto di legge volto a disciplinare l’eutanasia. Il 16 maggio2002 anche la camera ha dato il suo consenso.

 

CANADA: Negli stati di Manitoba e Ontario ci sono già le leggi a favore dell’eutanasia che vengono applicate regolarmente ai malati terminali.

 

CINA: Una legge del 1998 autorizza gli ospedali a praticare l’eutanasia ai malati terminali.

 

COLOMBIA: La pratica è consentita in seguito al pronunciamento della corte costituzionale, ma una legge non è stata mai varata.

 

DANIMARCA: L’eutanasia ha valore legale. I parenti del malato possono autorizzare l’interruzione delle cure.

 

GERMANIA: Il suicidio assistito non è reato, purchè il malato sia consapevole delle proprie azioni.

 

PAESI BASSI: Dopo varie lotte l’eutanasia è stata depenalizzata, il 28 novembre del 2000 il parlamento ha approvato la legalizzazione vera e propria dell’eutanasia. A partire dall’1

Aprile 2002 la legge è entrata effettivamente in vigore.

 

SVIZZERA: Su richiesta del paziente è ammessa l’eutanasia, il medico deve limitarsi a fornire i farmaci al malato.

 

STATI UNITI: L’eutanasia è stata accettata da quasi tutti gli stati – nello stato dell’Oregon il malato può richiedere i farmaci letali, ma la legge è bloccata per l’opposizione di un tribunale federale.

 

SVEZIA: L’eutanasia è depenalizzata.

 

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RIPRODUZIONE ASSISTITA

 

Prima di affrontare il problema dal punto di vista biologico è d’obbligo tracciare un quadro per quanto riguarda l’esigenza di questa pratica di procreazione che si è venuta a creare in questi ultimi anni con l’avvento di nuove tecniche dell’ingegneria genetica.

 

Ci sono tante donne, sposate, non sposate, credenti, non credenti, omosessuali, che nella loro esistenza hanno desiderato e desiderano avere un figlio, ma questo non è stato possibile, perché alcune erano sterili, altre non volevano avere rapporti sessuali “ come le lesbiche “, altre voglio vivere da sole, quindi vi è una impossibilita oggettiva a non poter procreare.

Facciamo riferimento alla coppia tradizionale, ( per coppia tradizionale intendo, un uomo e una donna in un contesto di cultura cattolica, quindi regolarmente sposati e accettati moralmente dalla chiesa e dallo Stato ), Questa coppia ha il privilegio di vivere una vita felice, perché la loro "normalità", ( per normalità intendo la possibilità fisiologica di procreare ), gli consente di avere dei bambini.

Questo è il quadro classico di una famiglia che, come si diceva prima, è accettato dai canoni della chiesa cattolica. A questo punto direi: una famiglia modello, formata da un uomo, da una donna, da bambini, da una casa, cioè tutti gli ingredienti per essere in regola con le esigenze di "questa nostra cultura", difatti una famiglia che ha queste caratteristiche viene accettata dalla cultura dominante. Ma andiamo a verificare alcuni aspetti che si discostano da questo modello, prendiamo in considerazione una famiglia dove l’uomo o la donna non hanno le caratteristiche fisiologiche di procreare, ma nonostante ciò la coppia desidera avere un bambino. Al momento attuale secondo le regole restrittive e dogmatiche che la chiesa cattolica impone con prepotenza, una coppia secondo quest’ultimo modello non può ricorrere alla procreazione assistita o artificiale perché secondo l’etica ecclesiastica, si tratta di peccato mortale, la stessa cosa vale per le persone non sposate, per gli omosessuali, per le donne sole, la chiesa ammette la procreazione solo ad "esseri perfetti" fisiologicamente, mentre fa una brutale discriminazione di tutti quei casi che non rientrano in questo modello che a mio avviso e fuori da ogni tempo.

 

Cosa ne pensa la chiesa su un fatto biblico, ( e ce ne sono stati tanti ), quando Abramo, il primo Patriarca, ha avuto un figlio dalla schiava Agar con il pieno consenso della moglie Sara?

 

Partendo dal presupposto che tutti dobbiamo avere pari dignità, perché una coppia non sposata,  gli omosessuali o una coppia sterile non possono beneficiare di questo straordinario privilegio che oggi la scienza ci offre? Perchè la chiesa cattolica e molte altre religioni precludono questa unica possibilità di procreazione e rendere felici tante donne e uomini che non hanno nessuna colpa di essere impossibilitati a procreare?

Perché negare la possibilità di avere un bambino a chi ha veramente voglia di averlo?

Sono domande senza risposta, perché le leggi cosiddette eterne impediscono il naturale decorso di una evoluzione culturale che ha bisogno invece di una visione più razionale nel modo di concepire la morale, c’è bisogno urgente  di cambiare  in fretta  una mentalità e una cultura che ha ancora il sapore medioevale e che preclude  anche l’unico motivo di questa esistenza, quella di avere dei bambini.

 

Evoluzione della scienza

Oggi l’ulteriore miglioramento negli studi della fecondazione assistita ha portato alla nascita di diecine di metodologie diverse.

 

La fecondazione può essere attuata in vivo ( direttamente nel corpo della donna) o in vitro

( extra corporea, in breve FIVET ) : si parla di fecondazione omologa ( AIH ) quando il seme appartiene al partner della donna, e di fecondazione eterologa ( AID ) quando il seme proviene da un donatore esterno alla coppia.

 

Mentre già con la fecondazione omologa si pone un problema a livello legislativo, ( cosa si intende per coppia? ), quella eterologa può produrre situazioni più variegate che non sempre vengono accettate: esempiflicando al massimo, i problemi nascono soprattutto dall’eventuale anonimato del donatore, dall’inseminazione post – mortem e dalla richiesta formulata da una donna sola, o anziana o da una coppia lesbica.

 

Le tesi cattoliche

Fin dal XIX secolo il vaticano è stato sollecitato ad esprimere sull’argomento: commissioni pontificie, il sant’uffizio e diversi Papi non hanno che ripetere, passivamente, il loro diniego.

 

Inizialmente il “no “ cattolico era motivato soprattutto dalla tesi che questo sistema di procreazione non sia naturale, ovvero non avvenga secondo le leggi immutabili stabilite dal Creatore, con le quali è peccato mortale interferire.

 

La successiva introduzione e diffusione della fecondazione in vitro ha scatenato la chiesa cattolica anche su un secondo versante: quello del congelamento e della distribuzione degli embrioni prelevati in soprannumero allo scopo di aumentare le possibilità di riuscita della fecondazione. Per il vaticano l’embrione come abbiamo già detto è una persona umana, pertanto la fecondazione in vitro è paragonabile all’aborto procurato.

 

Anche se secondo l’organizzazione mondiale della sanità la gravidanza inizia solo al momento dell’impianto dell’embrione ( 14 giorni dopo il concepimento ), la congregazione per la dottrina della fede ha ufficialmente ribadito che  “ non spetta alle scienze biologiche dare giudizio decisivo su questioni propriamente filosofiche e morali, come quella del momento in cui si costituisce la persona e quella della legittimità dell’aborto “.

 

 

Alcuni dati importanti sulla fecondazione artificiale

La sterilità di coppia in Italia raggiunge oramai cifre da brivido: oltre una coppia su cinque non è in grado di assicurarsi una discendenza, una percentuale che tende ad aumentare di anno in anno. Con queste premesse, già oggi 300 strutture italiane praticano la fecondazione assistita; si stima che tra le 50.000 e le 70.000 coppie si rivolgono a questi centri, e che oltre 100.000 siano i pre – embrioni custoditi nei criocongelatori.

Stiamo quindi parlando di un fenomeno di massa, che come tale deve essere considerato.

 

Le tesi cattoliche sono facilmente smontabili, moralmente possono pensarla come vogliono e giudicare anche ininfluente il parere della scienza, resta il fatto che queste tesi sono rivolte solo alla popolazione cattolica ( circa il 17 % della popolazione mondiale e l’80 % - nominale di quella italiana ), e non si capisce per quale motivo dovrebbero essere applicate a tutta le popolazione: nessuno, ovviamente, si è mai sognato di imporre tali pratiche a donne e coppie non consenzienti.

 

La fecondazione artificiale è una libera scelta e pertanto un Stato laico non deve basarsi sulla morale di una parte della sua popolazione per frapporre divieti ad una pratica volta, fino a prova contraria, a superare i problemi di sterilità e di infertilità di una coppia.

 

Quanto alla eventuale sofferenza che proverebbe il bambino nel non conoscere il padre biologico, è facile constatare come tali difficoltà siano riscontrabili, anche in questa circostanza, nel caso dell’adozione. L’alternativa per il bambino è tra il non nascere ed il nascere attraverso la fecondazione eterologa: difficile quindi individuare un danno in questo.

 

Sulle donne sole e/o lesbiche che intenderebbero accedere alla fecondazione eterologa, alle quali una coppia una certa corrente di pensiero ( soprattutto cattolica ) non vorrebbe concedere tale possibilità, si può rilevare come, nella stragrande maggioranza dei casi, esse potrebbero comunque raggiungere lo scopo attraverso un rapporto eterosessuale tradizionale: dovremmo quindi vietare anche queste gravidanze?  Dovremmo conseguentemente considerare illecito il figlio di una ragazza madre? Un discorso valido, a maggior ragione, per l’inseminazione post – mortem.

 

In definitiva, bisogna considerare la fecondazione assistita un nuovo metodo riproduttivo, alternativo a quello tradizionale: visto sotto quest’ottica, non è altro che una possibilità in più per raggiungere lo scopo a cui aspira una coppia e cioè avere un bambino a cui voler bene.

 

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CLONAZIONE

 

Decenni di ricerche biologiche compiute nell’anonimato sono state spazzate via, agli occhi dell’opinione pubblica, dalla  “ clonazione “ della pecora Dolly, avvenuta nel 1997. L’avvenimento ha come al solito scatenato polemiche, dibattiti e interventi interessati, generando alla fine una notevole confusione. Un caos che si manifesta sin dall’abuso del termine “ clonazione “ che, scientificamente, non indica altro che la coltivazione e la moltiplicazione delle cellule, mentre giornali e televisione hanno come al solito travisato questo termine facendo capire alle persone che questo fenomeno e come per la produzione di fotocopie o per il copia incolla effettuato con un personal computer.

Il risultato è la diffusa ignoranza sulla questione e un notevole senso di paura, generando nella popolazione il panico di produrre masse di esseri umani geneticamente identici.

 

Il senso scientifico, ( e non speculativo dello scientismo ) è che la clonazione dal punto di vista prettamente sperimentativo, ( e ci riferiamo a quei laboratori dove si fa veramente scienza ), è nato per poter debellare molte malattie che affliggono l’uomo, quindi l’aspetto è puramente terapeutico.

Il fatto che ci siano anche aspetti ambigui su questa questione delicata e conseguenza del grave stato sociale che ancora non ha varato delle regolamentazioni, delle leggi, per ostacolare chi invece vuole ottenere da queste sperimentazioni facili guadagni o peggio ancora, sfruttare la clonazione dal punto di vista eugenetico.

 

Prima di continuare, è necessario fare un piccolo glossario per poter capire il significato di alcuni termini importanti.

 

Cellula: la più piccola unità di un organismo vivente.

 

Cellula staminale: un particolare tipo di cellula, particolarmente utile per la ricostruzione di tessuti organici rovinati. Presente in gran numero negli embrioni, si può trovare anche negli individui adulti, soprattutto nel sangue, nel midollo e nei muscoli. Nonché nei feti abortiti e nel cordone ombelicale del neonato ( staminali fetali ). Quelli embrionali sono definite totipotenti ( cioè sono in grado di differenziarsi e quindi di dare origine ad un altro organismo ), mentre quelle adulte sono multipotenti ( cioè possono dar vita  solo a tessuti diversi ).

 

Clonazione: in ambito scientifico, la clonazione è la moltiplicazione di cellule identiche all’originale. Ormai è diffusa una definizione molto più estesa, usata per indicare qualsiasi produzione di organismi geneticamente identici.

 

Embrione: nell’uomo, l’organismo dal momento del suo annidamento nell’utero: dopo due mesi di vita intrauterina viene definito feto. Da parte cattolica si utilizza il termine a partire dalla fecondazione, non riconoscendo quindi la nozione scientifica di pre – embrione.

 

Fecondazione: la fusione di due cellule sessuali, quella maschile e quella femminile.

 

Gamete: il termine che indica le due cellule sessuali ( spermatozoo maschile e ovocita femminile ) che, fondendosi, danno origine alla cellula ( zigote ) da cui si svilupperà uno o più individui.

 

Nucleo: organo della cellula, che contiene il patrimonio genetico dell’organismo.

 

Ovocita: il gamente femminile.

 

Pre – embrione: definizione scientifica della prima fase dello sviluppo dell’organismo, dalla fecondazione fino al completamento del suo annidamento nell’utero ( ovvero, secondo l’organizzazione mondiale della sanità, fino all’incirca al quattordicesimo giorno, quando inizia la differenziazione cellulare e tissutale ed il pre – embrione non è più divisibile ). E’ stata introdotta per sottolineare l’imprevedibilità del processo riproduttivo e la mancanza di individualità che la caratterizza.

 

Spermatozoo: il gamete maschile.

 

Zigote: la prima cellula che, dividendosi poi in più cellule, darà origine a uno o più individui.

 

 

La posizione della scienza

 

La cellula staminale, in presenza di determinati impulsi, può differenziarsi e moltiplicarsi cosi da ricomporre i tessuti di vari organi, deterioratisi in seguito a una malformazione congenita.

 

Perché si raggiunga questo scopo, sono allo studio principalmente due metodi:

 

1)     Clonazione terapeutica per via embrionale: si elimina il nucleo di uno zigote umano fecondato, si sostituisce con quello prelevato dalle cellule del paziente, si crea un pre – embrione dal quale si isolano immediatamente delle cellule staminali che, cresciute in vitro, mantengono la totipotenza anche per anni.

 

2)     Trasferimento nucleare da cellule somatiche: dal paziente sono prelevate alcune cellule sane che vengono messe a coltura in vitro, moltiplicate e iniettate nel paziente stesso per rigenerare specifici tessuti.

 

Questo secondo metodo è molto costoso: inoltre, al momento, il suo utilizzo sembra più impegnativo e offre minori garanzie rispetto al primo.

 

Si calcola che almeno dieci milioni di italiani siano affetti da malattie potenzialmente curabili attraverso le cellule staminali; la casistica interessata spazia dai trapianti di midollo e di epidemie, al diabete, alle malattie neurovegetative ( Parkinson e Alzheimer ). Si intravedono  possibilità di utilizzo anche per i pazienti sottoposti a trattamenti chemioterapici, allo scopo di rinnovare i tessuti danneggiati dall’applicazione.

 

 

La posizione della chiesa cattolica

 

Diverse sono state le critiche alla sperimentazione  sugli embrioni, pur sapendo che si trattava di fini puramente terapeutici, quindi sperimentazioni per la lotta contro le malattie che affliggono l’umanità.

 

Nel 1987 la congregazione per la dottrina dalla fede pubblicò l’istruzione: "il rispetto della vita umana nascente e la dignità  della procreazione", nella quale il passaggio decisivo sottolineava come "l’essere umano è da rispettare, come una persona, fin dal primo istante della sua esistenza" : un concetto condivisibile, se solo i cattolici non facessero coincidere il primo istante con la fecondazione.

 

Conseguenza di questa tesi è la richiesta di riconoscimento di personalità giuridica per gli embrioni e il divieto di utilizzarli, o congelarli apposta, per la ricerca scientifica.

 

Tali posizioni sono state ribadite anche recentemente dalla "dichiarazione sulla produzione e sull’uso scientifico e terapeutico delle cellule staminali embrionali umane, diffuso dalla pontificia accademia della vita il 24 agosto 2000: esse vengono presentate con una base scientifica che, alle strette, si riduce al documento" identità e statuto dell’embrione umano redatto nel 1989 dall’Università Cattolica Romana.

 

Non c’è quindi nessuna apertura verso la scienza a tutela dell’umanità da parte della chiesa. Vi è un totale rifiuto nonostante i dati di malattie e di morti premature parlano chiaro, si rifugiano ancora nei vecchi dogmi, mentre la scienza ha mostrato specialmente negli ultimi 400 anni di poter dare un notevole contributo non solo per la biologia, la medicina, la fisica, la chimica, ma soprattutto nell’evoluzione e nella crescita culturale dell’uomo per poter uscire da questa angosciosa cultura oscurantista.

 

 

La posizione della scienza : ( prima del quattordicesimo giorno non si può parlare di       embrione ).

 

L’organizzazione mondiale della sanità ha stabilito che, dopo la fecondazione e fino all’incirca al quattordicesimo giorno, il prodotto del concepimento potrebbe dividersi dando vita a un parto con più nascituri, inoltre allo stato dell’evoluzione non si sa quali cellule formeranno la placenta e quali il nascituro: ragion per cui è stata formulata la nozione di

pre – embrione, volta a identificare l’organismo in questa prima fase del suo sviluppo.

 

Lo scienziato scozzese Jan Wilmut,  "il padre" della pecora Dolly , ha affermato che:  "l’embrione diventa persona con la nascita, il momento in cui si taglia il cordone ombelicale ed entra in funzione il sistema nervoso".

 

Il premio Nobel italiano Rita Levi Montalcini ha ribadito il concetto: “ sono del parere che lo zigote ( l’ovocita fecondato ) allo stato  di morula o di blastula ( i primi stadi di moltiplicazione delle cellule dopo la fecondazione ) non sia una persona. Ogni sua cellula di questi elementari aggregati può infatti generare  a sua volta una persona completa.

In altre parole ritengo che, prima dell’inizio della differenziazione , le cellule totipotenti no possano essere considerate un individuo “.

 

Il premio Nobel per la medicina Edmund Fischer ha dichiarato che: "quel che è veramente immorale, e persino idiota, è non usare le nostre conoscenze di scienza e biologia per curare le malattie e aiutare l’umanità".

 

 

La situazione in questo ultimo periodo

 

La posizione di altri paesi come la Danimarca, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti, e perfino la cattolicissima Spagna, si sono date da tempo leggi che autorizzano la ricerca sugli embrioni a scopo terapeutico.

 

In Italia l’unica persona che ha cercato di intraprendere questa dura battaglia è stato tempo fa con il ministro Veronesi, che ha promosso la costituzione di una commissione specifica di 25 scienziati capitanati dal premio Nobel Renato Dulbecco, con  "l’obbiettivo di individuare una direttrice da seguire per sviluppare nel nostro paese la ricerca in un settore delicato e che può offrire la soluzione per il trattamento e la guarigione di molte patologie oggi ancora poco curabili. Compito della commissione era quello di ridefinire i confini tra i bisogni della ricerca scientifica e le diverse richieste etiche".

 

Immediato è venuto l’altolà del segretario dei vescovi Camillo Ruini: "alla luce degli orientamenti del parlamento europeo, appare ben strano che il ministro della sanità abbia nominato una commissione".

Ma non sono stati solo i vescovi ad ostacolare questo esile tentativo di fare del bene all’umanità, ma anche i politici con esplicite tendenze religiose, difatti con le elezioni politiche svoltesi nella primavera del 2001, l’Italia ha cambiato maggioranza politica e, conseguentemente, ministro della sanità : al posto del laico Veronesi è subentrato il cattolico Girolamo Sirchia. L’argomento è pericolosamente caduto nel dimenticatoio.

 

Non dobbiamo assolutamente lamentarci se la ricerca scientifica in Italia non va avanti, perché fin quando si verificano questi episodi, i nostri scienziati cercano, come hanno sempre fatto, lavoro all’estero, e la scienza in Italia rimane ferma, ostacolata da un cultura che non si evoluta, ma continua a navigare in un mare di restrizioni legati alla filosofia religiosa, che è perfino assurda, visto che è stato l’uomo a plasmarla nel tempo con la sua ottusità. Ciò non è opera di Dio o di Gesù Cristo !

 

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OMOSESSUALITA’

 

Cos’è la normalità? Si può parlare di esseri anormali quanto si parla di omosessuali? 

Si possono emarginare degli esseri con caratteristiche sessuali diverse?

Quale, e se c’è, la ragione per cui questi esseri umani sono nati cosi come sono?

Di chi è la colpa?

 

Partiamo da un presupposto più razionale, se noi, come esseri umani, sessualmente maschio e femmina, rientriamo nel mondo dei cosiddetti esseri normali e abbiamo una dignità di vivere, osservare le leggi, avere dei diritti e dei doveri verso la società che ci circonda, gli omosessuali non devono avere anch’essi pari dignità? Non hanno anche loro il diritto alla vita come noi, che ci consideriamo esseri nella norma?

 

Se il preconcetto di emarginare questi esseri umani è solo di natura sessuale a mio avviso è un preconcetto pre-medioevale, nel senso che un omosessuale avendo pari dignità, può condurre una vita eticamente uguale alla nostra, siamo stessi uomini, figli della stessa natura.

 

A questo punto viene da pensare che l’emarginazione di queste persone è stata plasmata nel tempo, erroneamente, da una cultura falsa, vecchia, ormai superata, ma che ancora persiste perché ci sono ancora residui oscurantisti, soprattutto di natura etico – religioso.

Ma se noi ritorniamo indietro nel tempo e facciamo riferimento a Gesù col suo Vangelo, ci accorgiamo che tutta questa falsa visione negli esseri omosessuali rientra in una cultura che è stata architettata e ben congegnata dall’uomo, soprattutto dalle religioni.

Gesù nel suo vangelo non ha mai parlato di discriminazioni tra uomini o discriminazioni razziali, tutt’altro, il Vangelo di Gesù  è improntato sull’uguaglianza, sulla fratellanza, sulla tolleranza, sull’umiltà intellettuale, quindi l’uomo, che sia bambino, vecchio, giovane, donna, ricco, povero, nero, bianco, omosessuale; tutti quanti hanno pari dignità, indipendentemente da questi attributi.

 

Ci sono degli episodi che si sono verificati nel corso della storia, che analizzandoli in maniera razionale, ci possono confermare, che nella cultura di oggi c’è qualcosa che ancora non abbiamo capito.

 

Alcuni genitori, “ quindi secondo la cultura dominate, maschio e femmina, esseri nella norma, ( ma la norma chi l’ha stabilita? ) “, che molte volte non sono in grado di gestire la loro unione e i propri figli subiscono conseguenze gravissime, allora perché negare l’adozione di bambini a persone omosessuali? Il concetto di famiglia è stato costruito nel tempo dall’uomo non da Dio, tutti gli uomini hanno bisogno di affetto compresi gli omosessuali, è scritto solamente in alcune religioni che l’unione tra maschio e femmina ( esseri normali ) possono avere dei figli, e gli altri? E’ eticamente giusto emarginare e negare il diritto e queste naturali esigenze ad esseri che non hanno nessuna colpa della loro natura? E’ giusto negare loro la possibilità di adottare un bambino? E’ giusto che molti genitori si separino, anche per dei motivi banali, e abbandonano i propri figli?

 

A mio avviso il preconcetto che è stato costruito sapientemente nel tempo su gli omosessuali è solo di natura sessuale, la repulsione che si ha di queste persone è in funzione di un processo complesso che abbiamo ereditato nel tempo, in quanto l’accoppiamento tra uomo e donna è giustificato dall’etica religiosa come dono donato da Dio. Ma gli esseri che vogliono convivere perché si vogliono bene e non sono uomo e donna secondo i canoni di questa cultura arcaica, a quali regole etiche devono attenersi per poter avere una vita dignitosa e visto che a questi esseri umani è negato tutto da questa nostra cultura? Si può, in questo caso, parlare di esseri umani con pari dignità?

 

 

Un po’ di storia

 

La politica esplicitamente "razzista" del fascismo italiano contro gli omosessuali è durata circa tre anni ( dal 1936 al 1939 ), ma anche nella sua brevità l’episodio si è rivelato assai incisivo per capire la mentalità che fa ancora oggi degli omosessuali il gruppo di persone  più odiato dai cittadini italiani e maggiormente colpito dall’intolleranza. In Italia il fenomeno si è evidenziato con forza nel periodo nazista, gli omosessuali erano tra i gruppi di cittadini da colpire.

 

Il paradosso maggiore di tale decisione è stato questo: definire gli omosessuali in quanto "razza" , al pari degli ebrei o dei negri, quindi da eliminare perché non facenti parte di una razza pura. Il motto era: gli italiani sono troppo virili per essere omosessuali.

Per settant’anni gli italiani avevano ripetuto che l’omosessualità era tipico da inglesi e da tedeschi e che quindi questo fenomeno doveva essere debellato con tutti i mezzi, dal pestaggio, agli arresti, alle torture, all’uccisione; tutte queste forme di repressione contro gli omosessuali non passavano attraverso il codice penale, ma venivano eseguite arbitrariamente da gruppi di seguaci della dottrina fascista, molte volte senza lasciare traccia.

 

Il razzismo nazista si basava sull’assunto ottocentesco secondo cui le persone omosessuali costituivano una specie di "ritorno indietro" nel cammino darwiniano dell’evoluzione della specie, una sorta di “ involuzione “, che nel gergo scientifico dell’epoca  si chiamava  "degenerazione" ossia individui deboli e meno adatti alla lotta per la vita, perché in quel periodo l’omosessualità era considerata una malattia mentale,

( forse ancora oggi ), quindi il programma razziale esigeva l’eliminazione di tutte quelle persone che essendo  "degenerate" costituivano un handicap al trionfo del popolo tedesco nella  "selezione naturale" fra i popoli.

 

Nel pensiero razzista essere ebreo ed essere omosessuale costituiva, alla lettera, un handicap fisico, o una imperfezione genetica, pertanto eliminare un ebreo o un omosessuale era per loro una rigenerazione della razza da tutti i geni difettosi, accelerando in questo modo l’inevitabile trionfo evoluzionistico su tutte le razze umane.

 

Tutto questo è avvenuto alla luce del sole  senza ostacoli perché in Italia in quel periodo come anche adesso c’è un altro potere per il controllo e la repressione dell’omosessualità: la chiesa cattolica, che con la sua falsa etica ha condotto milioni di persone ad essere ostili contro queste persone, che invece fanno parte dello stesso mondo, e dovrebbero avere gli stessi diritti delle persone cosiddette normali.

 

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